La storia del mobile è strettamente legata alla storia della nostra civiltà.
Dai letti di epoca romana alle poltrone Luigi XV, dagli scrittoi neoclassici ai mobili postmoderni, gli arredi domestici hanno sempre rispecchiato aspirazioni, mode e tecnologia della loro epoca.

Appartengo alla “generazione della fòrmica”, gli anni cinquanta. I miei genitori erano fieri di avere eliminato i vecchi mobili vittoriani di famiglia per sostituirli con quelli moderni; ma io ho trascorso tanti momenti felici nelle dimore storiche degli Scottish Borders, la zona di confine con l’Inghilterra dove vivevamo, progettate per lo più da Robert Adam e dai suoi figli. Fu forse a Paxton House, vicino a Berwick, che feci il mio primo, vero incontro con il mobile antico: i meravigliosi arredi fatti da un artigiano del Settecento che si chiamava Thomas Chippendale. Era l’inizio di un lungo ed entusiasmante viaggio di scoperta.

Da allora ho avuto l’opportunità di studiare il mobile nelle sue infinite varianti stilistiche e geografiche – dall’Art Nouveau francese al Musée d’Orsay di Parigi, dall’American Furniture Collection di Williamsburg in Virginia, agli esempi modernisti al Museo del Bauhaus di Berlino – che hanno contribuito a nutrire la mia passione.

Per poter identificare un mobile è necessario capire come è stato realizzato, di quale materiale è fatto, a chi era destinato. Molti degli arredi di pregio che ammiriamo ancora oggi furono commissionati da membri dell’aristocrazia, a dimostrazione di prestigio e buon gusto. Tuttavia nel corso della prima metà dell’Ottocento i mobili divennero più accessibili e anche i borghesi cominciarono ad arredare le loro case secondo la moda del momento. Oltre a illustrare i capolavori creati per le residenze più lussuose, oggi visibili quasi esclusivamente nei musei, questo volume presenta anche esempi di questi arredi comuni, pensati per ambienti domestici di livello medio. Inoltre, se è vero che le forme del mobile si sono evolute nei secoli, alcuni modelli – come il klismós – sono stati ripresi e rivisitati più volte e molte forme si sono diffuse oltre confine: la classicità italiana, per esempio, ha ispirato il mobile Impero francese e gli stili Hepplewhite, Sheraton e Federale americano.

Esistono numerose monografie specialistiche dedicate al mobile: personalmente ho sempre avvertito la necessità di un’opera che offrisse una visione d’insieme sul panorama di tutto il mondo. Questo volume, con le sue 3000 immagini, passa in rassegna l’avvicendarsi degli stili dall’antichità alla fine del Novecento. Ogni capitolo, un’epoca: le tendenze dell’arredo nel contesto sociale e politico, il gusto dominante e una guida agli elementi distintivi dello stile in voga in quel periodo. Paese per paese, le varianti nazionali, con approfondimenti sui protagonisti e le correnti; per finire con una carrellata che mette a confronto oggetti coevi di diversa provenienza. Alcuni mobili sono contrassegnati da un codice in lettere che identifica l’antiquario o la casa d’asta che li ha, o li ha avuti, in vendita, oppure il museo che li ospita.

Mi auguro che questo volume, così ricco e dettagliato, accenda la vostra passione – proprio come quel primo mobile Chippendale ha acceso la mia – e il profondo interesse per gli stili, le tecniche e la storia di un mondo straordinariamente affascinante, che non si finisce mai di scoprire.



Durante un’intervista a Luigi Anton Laura, uno dei grandi antiquari italiani, a un certo punto l’intervistato disse “Ecco lei, ad esempio, è seduto su un Luigi XV”. Ricordo che sobbalzai leggermente sul divanetto, come chi si accorge di aver schiacciato un piede a qualcuno.

Che cosa significa essere seduti su un Luigi XV o su un Luigi XVI? Che differenza passa tra un trumeau e un comò? E come si distingue un manufatto di Boulle da uno Biedermeier? I mobili sono un universo vastissimo e affascinante, nei quali trovano massimo livello d’espressione il genio, la creatività ma anche il senso di funzionalità del genere umano. Impossessarsi piano piano degli stili, delle tipologie, dei dati tecnici e pratici è senza dubbio un’esperienza entusiasmante. A questo mira la collana “Antiquariato” edita dal Sole 24 Ore.
Attraverso un viaggio in otto volumi riccamente illustrati, con saggi storici, schede e didascalie esplicative il lettore può disporre a casa propria di una vera carta di navigazione nel mare magnum del mobile con un entusiasmante percorso cronologico e geografico che va dai letti rituali dell’antico Egitto ai tavoli ideati da grandi designer del nostro tempo, passando per i fasti dorati della corte di Versailles e quelli un po’ appesantiti della regina Vittoria, dal luminoso neoclassicismo milanese di Maggiolini ai mobili disegnati da Le Corbusier all’insegna della leggerezza e della funzionalità. Capitoli trasversali insegnano ad orientarsi tra tipologie di arredi (sedie, divani, tavoli, cassettoni, scrivanie, specchiere, ecc) e di materiali di costruzione (legno, bronzo, marmo, stoffa, pietre dure, ecc.). Ma permettono anche di conoscere da vicino i più importanti creatori di mobili ed interior designer di tutti i tempi da Thomas Chippendale a Michael Thonet, da William Morris al nostro Gio Ponti.

Un’attenzione particolare viene riservata all’Italia, un Paese che anche nella produzione di mobili e arredi ha saputo eccellere come in tutte le altre arti. Ben cinque volumi della collana si addentrano in dettaglio nella storia del mobile italiano, dalla età barocca all’Ottocento, attraverso l’illustrazione di esemplari storici conservati in collezioni pubbliche e private commentati da Enrico Colle, uno delle massime autorità in materia.